Silvio Jermann e la storia di Vintage Tunina

Tra il 1789 e il 1793 Giacomo Casanova si dedicò alla stesura di un manoscritto di 3700 pagine in cui raccontò senza alcun freno, e senza lesinare sui dettagli, le avventure di una vita, la sua, vissuta oltre gli schemi: dalle peripezie in Europa, ai lunghi viaggi di cui fu protagonista e durante i quali incontrò grandi personaggi della sua epoca come Voltaire, Rousseau e Mozart.

Lo spazio più grande, ça va sans dire, lo riservò alle sue conquiste di libertino: furono 122 le donne sedotte tra le quali anche una giovane veneziana dal nome Antonia o Tunina, per usare l’espressione dialettale, ragazza molto povera, governante presso una famiglia nobile, ma nonostante tutto affascinante e unica tanto da attirare l’attenzione di uno dei più grandi amatori della storia.

A questo personaggio dell’epopea casanoviana pare sia legata la genesi del nome di uno dei bianchi iconici del Friuli Venezia Giulia, Vintage Tunina appunto, che Silvio Jermann, anche lui con spirito da avventuriero ma questa volta in campo enologico, volle fortemente realizzare nel 1975, in barba a diversi stereotipi dell’epoca.

Primo luogo comune sfatato: da un uvaggio non si può ottenere un grande vino. Vintage Tunina nasce da 5 vitigni diversi, Chardonnay, Sauvignon, Malvasia, Ribolla Gialla e Picolit, vendemmiati e vinificati contemporaneamente e dove la vendemmia diventa necessariamente tardiva per dare pienezza a vitigni a diversa maturazione.

Secondo luogo comune superato: solo i vini bianchi passati in barrique possono sostenere un lunghissimo invecchiamento. L’affinamento di Vintage Tunina non prevede l’uso di barrique ma un passaggio in botti da 80-60 hl per una parte del vino e la sua longevità è stata ampiamente verificata.

Terzo luogo comune archiviato: il tappo a vite non è consigliabile, specie per un grande vino.

Per dovere della cronaca Tunina era anche il nome della vecchia proprietaria del Rondo del Fortino acquisito dalla famiglia Jermann e della vigna da cui nasce quello che Luigi Veronelli definì il “Mennea dei vini bianchi”, ma a me piace pensare che l’ispirazione venga dalle avventure di un uomo anticonformista, al pari di un produttore che ha saputo forzare le regole dei suoi tempi per innovare e regalare un’eccellenza del suo territorio che resta, dopo poco più di 50 anni, ancora difficilmente eguagliabile.

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